Il libro di Daniele

Il libro di Daniele appartiene alla cosiddetta “letteratura apocalittica” ed è stato composto con ogni probabilità intorno al II secolo a.C.; scritto in ebraico, aramaico e greco, narra vicende ambientate nell’epoca dell’esilio babilonese (597 a.C.), anche se il contesto storico più generale in cui si inquadrano i fatti è molto ampio: va dal 600 al 160 a.C. circa.

Il terzo incomodo

Abbandonata la complessità di queste analisi, ci permettiamo di inserire un terzo elemento che trova una sua giustificazione nella conoscenza più ampia delle teorie che si stanno diffondendo circa le possibili origini aliene della civiltà umana.

Alla diatriba in corso aggiungiamo una considerazione su un dato di fatto: i Greci non si sono curati delle possibili varianti di significato, non si sono cioè impegnati a stabilire se si sia trattato di una caduta o di una discesa volontaria, essi hanno direttamente tradotto il termine [nephilìm] con γιγαντες, “giganti”.

I Cherubini dell’Arca dell’Alleanza

Un discorso a parte meritano i Cherubini citati nel libro dell’Esodo, perché la loro collocazione e la loro funzione assumono contorni diversi rispetto a quelli che abbiamo visto nel capitolo precedente; ci troviamo di fronte a elementi specifici che devono essere analizzati separatamente.