Per molti esegeti il termine Elohim (plurale) indica la rivelazione “limitata e plurale” di Dio?

In questi anni ho letto sempre le tesi di chi sostiene che Elohim (plurale) indica il “plurale di astrazione, il plurale di intensità, il superlativo indefinito”: espressioni che rappresentano l’infinitezza trascendente di Dio (singolare) nell’Antico testamento.

Ora, in un testo della casa editrice ebraica MAMASH leggo l’esatto opposto; i concetti di infinitezza e trascendenza (astrazione) di Dio sono legati al termine Yahweh (cito testualmente):
“Prima del Dono della Torà Dio si manifestava solo come Elohim, in una rivelazione limitata che lo presentava così com’è nel mondo, il mondo della pluralità: da cui il nome Elohim che in ebraico è al plurale. Dopo il Sinày, Hashem (termine col quale negli scritti ebraici si sostituisce il nome Yahweh che non può essere pronunciato, NOTA MIA) si rivelò con il Tetragramma nella sua qualità di infinito, di trascendente qualunque separazione, di unità…”

(SEFER SHEMOT, Esodo, Edizione Famiglia Haggiag, a cura di Rav Shlomo Bekhor, Avigail Hadad Dadon, consulenza e supervisione Rav Shalom Hazan, Milano 2010).

Quindi prendo atto che per molti esegeti (ebrei) il termine Elohim (plurale) indica la rivelazione “limitata e plurale” di Dio mentre la sua “infinitezza e la sua trascendenza” sono sono racchiuse nel termine Yahweh (singolare).

Mi chiedo: invece di elaborare tante e così diverse spiegazioni, non saprebbe più semplice provare a “fare finta” che sia vero ciò che la Bibbia dice chiaramente?
Gli Elohim erano tanti e Yahweh era uno di loro.

Lo sto facendo da 7 anni e in un mio libro ho rilevato che – senza traduzioni speciali e per quanti sforzi si facciano – sotto il numero di 20 Elohim (plurale) nella Bibbia non si può scendere: Antico e Nuovo Testamento libri senza Dio