“La storia? Tutta da riscrivere!” Intervista a Mauro Biglino

Sul sito “Mi faccio di Cultura” è stata pubblicata una nuova intervista di Mauro Biglino, di seguito puoi leggere la trascrizione.

La storia della civiltà umana per come si conosce va riscritta? Forse. Anzi, probabilmente sì.

Dalla conferenza di venerdì 29 gennaio a Cecina (Livorno) si è delineato un quadro tanto chiaro e lineare, quanto difficile da “digerire” per una società in cui la storia si è sempre studiata in un solo modo: e cioè oscurando, di proposito, una significativa serie di incongruenze archeologiche, evidenze scientifiche e teorie accademiche. Mettere in discussione il percorso evolutivo dell’uomo, ipotizzare influenze esterne, rivalutare dogmi religiosi verso cui, seppur tali, nessuno ha mai osato opporsi. Tutte idee eretiche, per anni e anni travolte da pregiudizi e nubi di scetticismo, che ora, grazie al lavoro di chi ha deciso di non ignorare, stanno iniziando a ritagliarsi un loro spazio.

L’associazione culturale Altra Storia, nata nella primavera del 2015 su iniziativa di un gruppo di amici mossi dalla passione, ha riunito due come Enrico Baccarini e Mauro Biglino: il primo, giornalista e ricercatore di 36 anni, tra i più attivi nello studio dell’antica cultura induista; l’altro, con qualche anno di più, saggista e filologo di professione, impegnato da tempo nell’affermare che “La Bibbia non parla di Dio”.

Il brillante intervento di Baccarini ha trasformato una suggestione in un’ipotesi valida: la cultura induista (India e Pakistan) sarebbe nata e si sarebbe sviluppata attorno effettive influenze non umane. Dipinti, documenti, ricostruzioni storiche, indagini antropologiche e archeologiche, dati bio-chimici vanno verso una stessa direzione: che non è quella raccontata su un qualunque testo di studio e non corrisponde in nessun modo alle datazioni “ufficiali”. Tracce peraltro riscontrabili in tutto il globo, dal Sud America all’Europa, fino all’Egitto, al Giappone e la Cina. Dato curioso: secondo un libro edito dalla Nasa nel 2014, dal titolo programmatico di “Archeology, Anthropology and Interstellar Communication”, l’antica arte rupestre potrebbe davvero essere il segno del contatto con individui alieni avvenuto migliaia di anni fa.

Si arriva poi a Biglino: prorompente, sarcastico, incisivo, terribilmente concreto. La tesi, sempre quella: c’è una verità taciuta nel testo sacro per eccellenza del versante occidentale del mondo. Non ci sarebbe creazione, non ci sarebbe immortalità, non ci sarebbe un Dio trascendente, spirituale e amorevole nella Bibbia. Un libro da intendersi in maniera cronachistica e fattuale, e, quindi, di conseguenza, allergico alla teologia.

Se Biglino riuscisse a sopravvivere ai continui attacchi diretti verso i suoi studi, spesso in verità ad personam, e se non si potesse fare a meno di ascoltarlo, in un prossimo futuro, cosa succederebbe?  A rispondere, a fronte della giornata, ci ha pensato proprio lui: ecco l’intervista rilasciata a MifacciodiCultura.

Quando Galileo Galilei girava l’Italia, l’Europa e i palazzi romani per dimostrare come funzionasse il suo cannocchiale, c’era chi, tra i professori e dotti studiosi, si rifiutava di utilizzarlo, ignorando lo scienziato pisano e le sue scoperte: perché sapevano che guardare attraverso il cannocchiale avrebbe stravolto tutte le dottrine filosofiche e astronomiche dell’epoca. Ecco, chi è che con lei ha lo stesso atteggiamento, cioè fa finta che non esista un Mauro Biglino, ed evita il confronto? E di quelli che invece l’ascoltano, e l’attaccano, quali sono le tesi che tiene in considerazione? Di chi ha paura?

Allora, formalmente, ufficialmente, mi ignorano le così dette alte gerarchie. Come mai succede questo? Sono molto intelligenti. Mi spiego: sanno che è meglio non gettare benzina sul fuoco, non alimentare queste idee, perché da un certo punto di vista è molto pericoloso esporsi per dare visibilità. Non a caso queste gerarchie detengono il potere da secoli, sanno come muoversi e come cercare di arginare eventuali avversari. Al contrario, la “base”, chi non fa cioè parte delle alte gerarchie, mi attacca moltissimo: perché probabilmente non si rendono conto di poter contribuire a espandere la cosa. Passando all’altra domanda, senza presunzione, io non ho paura di nessun tipo di obiezione. Quella a cui tengo di più – e a cui infatti dedico 45 pagine nel prossimo libro – è quella relativa al discorso Elohim (tradotto nella Bibbia convenzionalmente con “Dio”, ma in verità intraducibile, e per di più di forma plurale N.d.r). Perché è il nocciolo del discorso; cioè, se si comprende a cosa si riferisce veramente questo termine tutto il resto viene giù come una cascata. É inutile discutere su piccoli dettagli, come molti, non a caso, vorrebbero fare, perché significherebbe perdere del tempo. Come dicevo durante la conferenza, se si indica la luna non si può discutere del dito: discutiamo della luna. Se stabiliamo che la Bibbia parla di Dio è una cosa, ma se si arriva a dire il contrario, no. Appurato questo, possiamo anche star dietro ad ogni singolo tema, particolare, ecc. E ne sarei felice. Ma bisogna andare prima al succo della questione. Un paragone: si pensi a un’equipe di medici che si consulta con esasperazione per capire se un paziente, in un incidente, ha o meno riportato una frattura alla falange di un dito; dimenticandosi però che su quello stesso paziente, in precedenza, è passato un tir e ha frantumato tutto il corpo. Ecco, si corre il rischio concreto di perdersi nel dettaglio. E per questo l’obiezione fondamentale, a cui dedico più tempo, è anche la prima: dimostrare che quella parola lì non significa Dio, e anzi è plurale. Cambierebbe tutto.

Lei sta ottenendo sempre più visibilità e consenso. I suoi libri sono tradotti all’estero, a breve saranno organizzate conferenze in diversi Paesi (Lisbona, Parigi, in Romania). Teme che arrivati a un certo momento, quando davvero sarà impossibile far finta di non vedere, al di là degli ostacoli provenienti dai vari enti religiosi, ci sia un tentativo di ostracizzarla da parte della comunità accademica?

Io mi rivolgo a un altro tipo di pubblico rispetto la comunità accademica. E di fatto non ne faccio parte. Non temo di essere ostracizzato, perché non posso essere estromesso da un ambiente nel quale non sono. Devo dire, però, una cosa interessante: una parte della “accademia”, non mi sta soltanto contattando, ma addirittura fornendo del materiale e delle informazioni. Un esempio molto breve. Mi è arrivato un contributo riguardo l’antica religiosità romana, dove ci sono tutta una serie di aspetti che presi da quel contesto e messi, interamente, all’interno della Bibbia funzionerebbero benissimo: nessuno si accorgerebbe della differenza. E questa roba qua a me arriva proprio da accademici. Dall’università di Firenze, o specializzati alla scuola degli Alti Studi di Parigi con dottorati in filologia classica. Mi dicono: legga questo, si guardi quel passo lì, quel documento lì, perché lei, per il suo lavoro, trova cose rilevanti. Tra l’altro, proprio uno di loro ha anche organizzato una conferenza in Sardegna nei prossimi mesi. Non solo: ci sono dei genetisti che cominciano a ritenere valide ipotesi ardite e mi cercano. Una parte del mondo accademico, al di là delle posizioni ufficiali, segue il mio lavoro. “Fare finta che” la Bibbia non sia un libro sacro, sembra una possibilità presa in considerazione: dopotutto, non così stupida.

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