Stefano Bollani dedica il disco a Mauro Biglino!

Stefano Bollani intervistato su Io Donna parla di Mauro Biglino, in questa intervista il musicista rivela di essersi ispirato ai libri di alcuni grandi autori tra cui Mauro Biglino e  dedica l’intero disco proprio a loro.  Un’altra bella gratificazione per il lavoro di Mauro!

Ecco la trascrizione dell’intervista, buona lettura!

Stefano Bollani: «Volevo essere Celentano»Sorpresa! Nel nuovo disco il musicista realizza il sogno di bambino: diventare cantante. Qui spiega perché è stato ispirato da marziani e ci parla d’amore

La risposta è “sì”. Sì, lo sa d’essere il sex symbol delle donne esigenti. «E mi fa un effetto orribile! Preferirei non essere considerato per il mio corpo, benché faccia un discreto effetto…». Ecco Stefano Bollani: non si sa mai se scherza o è serio (e anche questo è il bello). «Man mano che gli anni avanzano, divento meno timido». La prova? Nel nuovo album Arrivano gli alieni – oltre a rivisitare evergreen come Quando, Quando, quando o Aquarela do Brasil – per la prima volta si è “concesso” di interpretare tre brani che ha scritto.
«Da bambino volevo fare il cantante. Per l’esattezza: volevo essere Celentano. Ho iniziato a suonare per accompagnare la voce. Il pianoforte è un caso: avrebbe potuto trattarsi di una chitarra, se mio padre non avesse comprato un organetto per hobby».

E cosa si è messo di mezzo?
Ho iniziato a studiare a sei anni, veniva tutto naturale ed è parso scontato a me (e ai miei) che quello fosse “lo” strumento. Vent’anni fa  avevo buttato giù – come gioco fra amici – parodie dei cantautori (pezzi falso Paolo Conte, falso Branduardi, falso Battiato), ma non li ho mai trasformati in cd, anche se li uso negli spettacoli come stravaganza. Stavolta ho sentito che potevo incidere (e potevo cantarlo solo io) il pezzo sugli alieni.

Ha un significato o è un divertissement?
Tutte e due le cose: per me i significati sono sempre relativi al gioco. Non ritengo necessaria la “serietà” per far passare qualcosa. Anzi. Gli alieni sono “altro” da noi e l’altro provoca una gran paura. Sia in film e romanzi di fantascienza, sia quando vengono identificati con qualcuno  sul nostro pianeta (i nazisti, i comunisti, gli arabi…). Mi faceva sorridere l’idea dell’arrivo pacifico degli alieni – che sicuramente esistono (sarebbe più strano ed egocentrico pensare che siamo gli unici nell’universo) – al ritmo di una specie di geghegè.

Legge fantascienza?

Tanta (di qualità), da piccolo e ancora oggi. È un  genere che permette di dire cose importanti sul mondo com’è, fingendo di occuparsi dello spazio. I miei autori preferiti sono Kurt Vonnegut, Tom Robbins e Douglas Adams.

Il brano Microchip parla di un futuro in cui i bambini avranno un rilevatore sottocutaneo. E il senso di Un viaggio?

Uno scherzo. Racconta di uno che prende una sostanza e, nel momento del trip, vede la persona accanto trasfigurarsi in Gesù. Un po’ impegnativo per chi cercava una serata di sballo…

È religioso?

No. Ma molto interessato alla spiritualità. Gli alieni della canzone sembrano approdati sulla terra per ricordare un comandamento che è lo stesso in ogni credo. Il semplice: vogliatevi bene.

Alleanza, il titolo del pezzo d’apertura, sa di Vecchio Testamento.
In realtà, si riferisce ad Alleanza di Anne Givaudan, una sensitiva che fa viaggi astrali e mette insieme spiritualità e alieni… Che lei ci faccia o ci sia, non importa: il libro è stimolante. Ho dedicato il disco a tre persone: lei, Mauro Biglino (traduttore e studioso di Sacre Scritture) e Terence McKenna, scrittore-filosofo che usava Lsd per espandere la coscienza, non come i ragazzi del Cocoricò.

La copertina dell’album è un filo psichedelica.

È uno scatto della mia fidanzata, Valentina (Valentina Cenni, con lui dal 2010 ndr), che sarebbe attrice ma fa pure la fotografa… Devo a lei se mi sono avvicinato a certi temi. Abbiamo creato uno spettacolo assieme,  La Regina Dada: lo riportemo in tournée a marzo-aprile.

Uno psicoanalista che direbbe? Tanto parlare di alieni perché si sente così?

Me lo direbbe se ci andassi, però ho smesso… È stato utile, adesso ho bisogno di qualcosa di diverso. Mi diverto assai di più con queste letture.

È un maestro di leggerezza, allegria, autoironia. Il suo segreto?
Senza falsa (né vera) modestia, penso di esserlo sempre stato. Poi mi sono perso e mi sto ritrovando in tutt’altro modo. Ero un ragazzo talmente appassionato di musica – mai un’insofferenza verso il piano – da non avere il tempo di vedere il lato difficile della vita. A un certo punto (come succede, crescendo) mi sono scontrato con un bel po’ di problemi piombati assieme: adesso sono leggero, ma in maniera diversa. Non migliore: ammetto, ero più divertente e più leggero da piccolo.

Joy in spite of everything, gioia a dispetto di tutto, come nel titolo del suo album?
Una citazione da Tom Robbins, il mio autore di riferimento. Gli ho mandato il disco, ci siamo scritti. In realtà ho scelto questo mestiere per conoscere i musicisti e gli scrittori che amo…

 Fonte: http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2015/08/29/stefano-bollani-ho-un-messaggio-da-parte-degli-alieni/?refresh_ce-cp