Perché il Papa non chiede a Dio la “grazia della ricchezza equamente distribuita”?

In merito al discorso del Papa sulla povertà che potete vedere qui: https://www.facebook.com/Tv2000it/videos/790194907736879/

papa-francescoMi viene una riflessione, perché invece di porre l’accento sulla “grazia della povertà” il papa non chiede a Dio la “grazia della ricchezza equamente distribuita”? 

Si tratta di una distinzione non da poco: di ricchezza sul pianeta ce ne sarebbe in abbondanza per tutti (cibo compreso) ma la chiesa preferisce continuare a diffondere direttamente e indirettamente l’idea che la povertà sia comunque “fondamentalmente buona”.

Il “Dio padre” cui la chiesa fa riferimento diceva:

Deuteronomio 15, 3 (parlando del condono dei pegni): “non avrai pretese su tuo fratello… avanzerai pretese sullo straniero…”

Deuteronomio 23, 20-21 “Non esigerai interesse da tuo fratello… dallo straniero esigerai interesse…”

Deuteronomio 15, 6 “farai prestito a molte nazioni, ma tu non chiederai prestiti, dominerai su molte nazioni ma su di te esse non domineranno”

Proverbi 22,7 “Il ricco domina sui poveri e il debitore è schiavo del creditore”

Insomma, la concezione del ricco che concede prestiti e rende gli altri schiavi valeva già allora: non a caso il “Dio padre” dava precise indicazioni ai suoi su come gestire la ricchezza a proprio vantaggio e a scapito degli altri (la ricchezza connessa al dominio era la grazia promessa da Yahweh ai suoi)
Sarà per questo che il papa sa che a “Dio padre” non si deve chiedere la grazia della “ricchezza equamente distribuita” ma si può solo chiedere la “grazia della povertà” sperando che il ricco si metta una mano sulla coscienza?

Chissà…

La radice verbale NASHACH che viene tradotta con “prestare ad interesse” ha come significati primi: “bite, cause loss” cioè “mordere, colpire, causare perdita”.(Ethymological Doctionary of biblical hebrew, Based on the commentaries of Rabbi Samson Raphael Hirsch, Rabbi Matityahu Clark): quindi gli stranieri potevano essere colpiti e su di essi si potevano realizzare profitti causando loro perdite. Così dice sostanzialmente “Dio padre” nella Bibbia.
E se si vuole sostenere che nella sua infinita saggezza “Dio padre” aveva scelto di adeguarsi agli usi del tempo, dico che un Dio così, nella migliore delle ipotesi, è un Dio inutile: ad essere criminali siamo capaci da soli, non abbiamo necessità che ci si metta pure lui.

 Mauro Biglino