NEWS: Una nuova intervista a Mauro Biglino

Sul quotidiano online Perugia Free Press è uscita un’interessante intervista a Mauro Biglino di Matteo Bianchini.

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Mauro Biglino, traduttore di ebraico, ha lavorato per le Edizioni San Paolo effettuando la traduzione letterale dell’Antico Testamento; durante questo lavoro si è però accorto di incredibili incongruenze rispetto a quello che viene comunemente creduto ed accettato in merito a tale testo. La sua successiva attività di divulgazione tramite i libri della Uno Edizioni, quali ‘Il dio alieno della bibbia’, lo ha reso uno dei più noti ricercatori contemporanei e per questo lo abbiamo intervistato a margine del suo intervento da ‘tutto esaurito’ al convegno ‘Cun tutte le creature’ organizzato come sempre dall’Associazione Alveare di Torchiagina.

Biglino, quale è il suo oggetto di studio?

“’Il mio specifico oggetto di studio è l’Antico Testamento. Mi sono occupato del codice masoretico di Leningrado, quello su cui si basano le normali bibbie che tutti conosciamo. Di questo codice ho attualmente tradotto 23 libri, 17 dei quali sono stati finora pubblicati nella collana ‘Bibbia Ebraica Interlineare’ delle Edizioni San Paolo. Va appunto precisato che la cosiddetta ‘bibbia’ è formata da differenti volumi, di numero variabile a seconda dei luoghi e delle culture. Ad esempio noi abbiamo 46 libri canonici mentre gli ebrei 39; i cristiani copti accettano addirittura libri che da noi non vengono ritenuti validi…”
Quali sono le problematiche legate al codice masoretico?
“Esso è frutto di rimaneggiamenti, trascrizioni e copiature susseguitesi in tempi lunghissimi. Basti pensare che la ‘vocalizzazione’, ossia l’aggiunta di vocali alla lingua ebraica scritta che originariamente aveva solo consonanti, è stata fatta centinaia di anni dopo i fatti narrati. E scegliere una vocale anziché un’altra può cambiare totalmente il significato di intere parole e quindi di interi libri. Accettando comunque questo codice come base per la traduzione biblica, cosa che viene abitualmente fatta per le bibbie che abbiamo in casa, andiamo incontro a scoperte clamorose”.

Da dove possiamo partire?

“Se noi prendiamo letteralmente quello che c’è scritto, senza dare interpretazioni simboliche, scopriamo che la bibbia non è assolutamente un testo spirituale ma un libro pratico che racconta le gesta spesso violente di una ben precisa stirpe che è vissuta in un piccolissimo fazzoletto di terra identificabile nella zona compresa tra la Mesopotamia ed il mar Mediterraneo. Ma la cosa ancora più incredibile è che nell’Antico Testamento non si parla affatto di Dio: con questa affermazione non intendo dire che Dio non esista ma solo che quel libro non ne parla. E questa è una delle poche certezze che si possono ricavare da quei libri”.

Ma come? Nel libro ‘sacro’ per eccellenza?

“Addirittura la parola ‘Dio’, per come lo intendiamo noi, non esiste proprio nella lingua ebraica! E sono diversi studiosi ebrei, che spesso mi attaccano su altri temi, ad ammetterlo… Quello che viene tradotto con ‘Dio’ in realtà è elohim, una parola plurale che indica particolari personaggi che si spartirono alcune aree della Terra. Jahvè o Jehovah, da alcuni ritenuto il dio unico, era semplicemente uno di questi esseri ed aveva una tribù di umani alle sue dipendenze, quella che darà poi origine alla stirpe israelitica.: una famiglia che gli era stata affidata dal comandante degli elohim che la bibbia riconosce con il termine Elyon”.

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