Continuo a “fare finta che…”

Levitico 10,1-2

Ora Nadab e Abiu, figli di Aronne, presero ciascuno un braciere, vi misero dentro il fuoco e il profumo e offrirono davanti al Signore un fuoco illegittimo, che il Signore non aveva loro ordinato. Ma un fuoco si staccò dal Signore e li divorò e morirono così davanti al Signore.

Levitico 16, 1-2

Il Signore parlò a Mosè dopo che i due figli di Aronne erano morti mentre presentavano un’offerta davanti al Signore. Il Signore disse a Mosè: «Parla ad Aronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualunque tempo nel santuario, oltre il velo, davanti al coperchio che è sull’arca; altrimenti potrebbe morire, quando io apparirò nella nuvola sul coperchio.

Non c’è niente da fare, se per sbaglio ci si trovava alla presenza di dio(?) nel momento sbagliato si moriva e dio(?) non poteva farci nulla.

Lo sapeva bene Mosè che dovette nascondersi dietro delle rocce per tutelarsi dalle conseguenze mortali della presenza di dio e della sua cosiddetta gloria (???): per fortuna le rocce avevano un potere che dio(?) non aveva, quello di proteggere dagli effetti della sua presenza gloriosa.

PS: Curioso un elemento: Aronne per entrare nelle parti più interne e pericolose della “dimora di dio(?)” doveva usare il lino per gli abiti a diretto contatto con il copro (Lev 16,4: Si metterà la tunica sacra di lino, indosserà sul corpo i calzoni di lino, si cingerà della cintura di lino e si metterà in capo il turbante di lino). Alessandro Magno andava in battaglia con un corpetto costituito da vari strati di lino che lo proteggeva… magari sarebbe interessante approfondire le proprietà di quel tessuto.

Da quando nel 2011 – partendo dal testo ebraico- ho “fatto finta che” Yahweh e i suoi colleghi elohim si calmassero annusando il fumo del grasso arrostito ho ricevuto vari studi condotti da medici e dottori in scienze naturali sulle documentate proprietà calmanti delle sostanze contenute in quel fumo. Nell’ultimo studio ho pure avuto indicazioni utili a comprendere alcuni passi di Iliade ed Odissea in cui i theoi richiedono le stesse pratiche con qualche particolare in più (oggetto del lavoro di cui mi sto occupando ora).

Chissà che prima o poi non mi arrivino da esperti del settore informazioni utili a capire la funzione protettiva del lino nell’ambito di situazioni potenzialmente e variamente pericolose o rischiose.

Si va avanti sempre “facendo finta che…”: non ci sono pretese di verità ma si hanno sorprese continue.

Mauro Biglino