Ulteriori conferme alle ipotesi di Mauro Biglino

Come è giusto, normale e comprensibile, compaiono periodicamente persone che tentano di negare ogni validità alle mie ipotesi e per farlo citano come fonte certa, attendibile e indiscutibile, quanto affermato in certi blog, forum o filmati YouTube in cui si analizza criticamente tutto ciò che scrivo e dico.

Mauro Biglino nel video "Gli Elohim e la carne Bruciata"

Mauro Biglino nel video "Gli Elohim e la carne Bruciata"

Spesso si è tentati di dare per scontato che, se una ipotesi viene confutata da persone ritenute “esperte”, questa ipotesi è di per sé da rigettare.

Onde evitare di cadere in questo errore tanto banale quanto diffuso, soprattutto in ambienti dogmatici, riporto qui alcuni brevi cenni ad affermazioni provenienti dal mondo accademico ebraico.

Si potrà così comprendere come l’eliminazione ‘tout court’ di ipotesi, condotta sulla base di confutazioni di parte, sia un fatto quanto meno discutibile, perché non sempre i critici considerati esperti trovano a loro volta conferme nel mondo accademico, anzi spesso è il contrario…

Dr. Jeff A. Benner (Fondatore dell’Ancient Hebrew Research Center, autore dell’Ancient Hebrew Lexicon of the Bible, op. cit. in bibl.), in pieno accordo cone la mia ipotesi sul kavod, scrive:

«In Exodus 16:7 we read “and in the morning you shall see the glory of the LORD” (RSV). What is the “glory” of YHWH? First we must recognize that the “glory” is something that will be seen. Secondly, the word “glory” is an abstract word. If we look at how this word is paralleled with other words in poetical passages of the Bible, we can discover the original concrete meaning of this word. In Psalm 3:3 the kavod of God is paralleled with his shield and in Job 29:20 Job’s kavod is paralleled with his bow. In Psalm 24:8 we read “who is this king of the kavod, YHWH is strong and mighty, YHWH is mighty in battle.” The original concrete meaning of kavod is battle armaments. This meaning of “armament” fits with the literal meaning of the root of kavod which is “heavy” as armaments are the heavy weapons and defenses of battle. In the Exodus 16:7, Israel will “see” the “armament” of YHWH, who is the one who has done battle for them with the Egyptians»

Rav Jeffrey H. Tigay (Rabbinical Assembly, Ellis professor of Hebrew and Semitic Languages and Literatures, Univesrity of Pennsilvania, Philadelphia) scrive che secondo «most Rabbanite commentators Torah is not metaphoric» (Ibn Ezra on Exod. 13.9).

Rav Robert Wexler (Rabbinical Assembly, President and Irma and Lou Colen Distinguished Lecturer in Bible, University of Judaism, Los Angeles) scrive che secondo la maggior parte dei moderni biblisti Abramo non è mai esistito.

In ogni caso, supponendo che Abramo sia esistito, scrive sempre il Prof. Wexler: «If Abraham had been a sumerian he would not have been speaking a semitic language» anche perché lo studioso prosegue affermando che, al suo tempo (2000-1900 a.C.) la lingua ebraica «did not exist». E prosegue affermando (in pieno accordo con quanto vado dicendo da tre anni) che anche al tempo di Mosè «the hebrew language was still not existing».

Ancora in pieno accordo con le mie ipotesi, la lingua ebraica, lungi dall’essere un linguaggio speciale dotato di caratteristiche misteriche e esoteriche «is just a dialect of canaanite».

E – in totale disaccordo con gli esegeti condizionati da una ideologia nazionalista che affermano essere la bibbia il fondamento dei racconti antichi di tutta l’umanità – scrive il Prof Wexler «it is unlikely that the Genesis story originated in Palestine».

In merito ad Abramo, Rav Lee I. Levine (Rabbinical Assembly, Professor of Jewish History and Chair Professor in Classical Archaeology, Hebrew University) che riporta la tesi del Prof. G. E. Wright: «We shell probably never be able to prove that Abraham really existed…».

Rav Reuven Hammer (Former President of the Rabbinical Assembly and Head of the Rabbinical Court of the Masorti Movement), scrive che «the deities (che la Bibbia definisce ovviamente elohim anche per i popoli diversi da Israele) were believed to depend on humanity for food and drink».

Non posso che osservare che erano tanti e mangiavano e bevevano.

Il biblista israelita Rafael Zer (Heberw University di Gerusalemme) afferma che quando i passi biblici riportavano chiaramente la innegabile molteplicità degli elohim (cosa non accettabile per la teologia monoteista imposta dai sacerdoti di Gerusalemme e tutt’ora sostenuta da esegeti dogmatici) i redattori biblici provvedevano a modificare i passi relativi, li tagliavano o li ricopiavano in altro modo.

E di questi ‘ritocchi’ «ne sono stati fatti parecchi» afferma il Dr. Zer.

Il Prof. Alexander Rofe, docente della Hebrew University (in pieno accordo con quanto vado dicendo da tempo) ha affermato che ogni testo biblico tramandato a mano o sotto dettatura non era mai uguale. I testi del 400 a.C. erano come un imbuto rovesciato: per una parola che entrava, ne uscivano molte di più. Ma due secoli e mezzo dopo accadde l’inverso. L’imbuto si rovesciò nell’altro verso. E nel Tempio qualcuno disse: ecco, questo è il testo ufficiale. Da lì, tutti i libri vennero corretti. E se un libro era molto divergente, non potendolo distruggere, lo si seppelliva. Fu in questo modo che si cominciò a riflettere sulla Sacra Scrittura, ma senza preservarla.

Tra le centinaia di citazioni possibili chiudo con la seguente che mi riguarda direttamente.

Il Dr. Leon Ariel Mallul, biblista israelita, in una mail ad un avvocato che gli ha chiesto un parere sul mio lavoro, ha risposto facendo anche un espresso riferimento a coloro che tentano di negare validità alle mie ipotesi:

«Mauro is absolutely right and i suggest to contact him and give him the messages.

Jewish traditional and religious people can’t deny the Elohim are ET’s.

On the opposite basing our selves on the the hebrew bible and Hebrew scripts, we can prove the Elohim are many, they travel in space and live on another planet.

IF THEY DENY THIS FACT THAT IS WRITTEN IN THE ORGINAL HEBREW BIBLE THEY DENY THE BIBLE ITSELF.

We can prove the Bible confirm the message, but they can’t prove the opposite».

Come si vede, tutte queste affermazioni (tra le numerosissime altre riportabili) sono in totale contrasto con quanto affermato da coloro che analizzano il mio lavoro alla luce di certezze ideologiche e teologiche non suffragate dallo stesso testo da cui le fanno derivare.

E’ evidente che nella stessa cultura biblica ebraica esistono le posizioni più disparate ed in totale spesso insanabile contrasto le une con le altre.

Per cui – in attesa che l’esegesi tradizionale trovi un accordo al suo interno – io procedo per la mia strada che mi pare avere il diritto di essere percorsa seriamente in quanto seriamente suffragata da numerosissimi ed importanti avalli presenti negli studi dello stesso mondo accademico ebraico.

Se poi queste ipotesi contengano la verità o no, al momento nessuno può saperlo (io meno che mai), lo dirà forse il futuro.

L’importante è coltivare nel frattempo determinazione nel proseguire e pazienza biblica nell’aspettare…

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Mauro Biglino

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