Una curiosità dall’Iliade!

Aggiungo a quelle di cui ho già parlato in precedenza un’altra piccola ma significativa curiosità sui testi antichi che parlano di “qualcuno” che volava nei cieli e che avrebbe prodotto e poi governato l’uomo.

ILIADE LIBRO XIII

Poseidone (il signore dell’acqua che ricorda l’ANUNNA sumero-accadico ENKI) si presenta nelle vesti dell’indovino Calcante, ma l’accorto Aiace Oileo non cade nell’inganno e dice (versi 70-73):

“Questo non è Calcante…. le orme dei piedi da dietro come delle gambe ho riconosciuto facilmente di lui che se ne andava: riconoscibili (sono) i theoi”

Sarà per questo che dalla prima edizione delle olimpiadi (776 a.C.) c’era l’obbligo di gareggiare nudi?

Si voleva essere certi che non ci fossero tra gli atleti alcuni “privilegiati”?

Li si voleva vedere bene bene?

Non traduco theoi perché il termine “dèi” comunemente usato è fuorviante, esattamente come per gli elohim biblici che nessuno sa cosa voglia dire.

Miguel de Unamuno (titolare della cattedra di letteratura greca e rettore dell’Univ. di Salamanca) scrive che il termine theos era un aggettivo che è stato successivamente sostantivato con l’aggiunta dell’articolo: una sorta di predicato attribuito a quegli individui)

Cosa voleva dire l’aggettivo theos, theoi?

Si richiama al Theorein? Osservare?

Erano coloro che “osservavano, vigilavano”?

Più procedo più si fa per me interessane l’ipotesi, quindi provo “a fare finta” che i cosiddetti miti non fossero semplicemente “miti”: ci sono troppe coincidenze – e troppo concrete – nei racconti dei vari popoli.

Mauro Biglino

Segui Mauro Biglino anche su Facebook e su Twitter!