“La Chiesa e i miracoli” nuovo articolo di Mauro Biglino

Giovanni Paolo II sarà presto santificato perché è stato riconosciuto il secondo miracolo di guarigione.

Ma quando si parla di miracoli, vedo che molte organizzazioni religiose tendono storicamente ad appropriarsi dei fatti straordinari per attribuirli alla loro sfera operativa ed allora faccio almeno due tipi di libere considerazioni che voglio qui sintetizzare.

1) Prima riflessione

La Chiesa romana definisce miracoloso – e lo ritiene tale “PER SEMPRE” – un evento di cui non si riescono ad individuare le cause e le modalità naturali “NEL MOMENTO” in cui è avvenuto.

Ma sappiamo – ad esempio – che se si esaminassero ora i miracoli di Lourdes una grana parte degli eventi non sarebbe più dichiarata miracolosa perché la medicina contemporanea conosce cause e modalità che invece ignorava nel momento in cui gli eventi sono successi (come le remissioni spontanee della TBC che non sono più considerate miracolose da nessuno).

Penso quindi che la Chiesa dovrebbe fare riesaminare ogni 20-25 anni gli eventi dichiarati miracolosi, per riconsiderarli alla luce dei progressi della conoscenza medico-scientifica.

2) Seconda riflessione

Viene dichiarato “NON NATURALE” – e dunque “MIRACOLOSO” – un evento di cui non si conoscono le modalità con cui la Natura ha agito per compierlo: la scienza non comprende l’azione della Natura e dunque dice che NON è Naturale.

Ma io domando: si conoscono forse le modalità operative con cui avrebbe agito l’entità spirituale cui viene attribuito?

La risposta è “NO”.

Come per la Natura, anche qui non si conosce l’operatività del Mondo Spirituale ma stranamente si afferma che è stato indubitabilmente quest’ultimo ad agire.

Registro quindi un comportamento quanto meno incoerente: si dice che NON è stata la Natura perché non si sa come ha fatto, ma si dice che è stato il Mondo Trascendente anche se – parimenti – NON si sa come ha fatto.

Perché tale disparità di giudizio?

Perché si toglie credito alla Natura e lo si dà invece al Divino, pur essendo in presenza della stessa IGNORANZA dei fatti?

Questa NON CONOSCENZA delle modalità operative – presente in entrambe le situazioni – dovrebbe suggerire una saggia e corretta sospensione del giudizio, anche perché la storia ci insegna che ciò che non è comprensibile “oggi” non può essere definito inspiegabile e dunque soprannaturale “per sempre’.

Così almeno mi viene di pensare.

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