Il neodarwinismo e le “Traduzioni Bibliche” di Mauro Biglino

Marco La Rosa, studioso di atiche civiltà e titolare del sito “Marco La Rosa – il sito di ricerca” che si occupa di Paleoastronautica, Archeologia misteriosa, Miti e Civiltà scomparse, Nuove frontiere della fisica della medicina e della ricerca scientifica,attualità scomode, dedica un articolo a Mauro Biglino.

Ecco la trascrizione dell’articolo, vi auguriamo una buona lettura!

IL NEODARWINISMO E LE “TRADUZIONI BIBLICHE” DI MAURO BIGLINO

di: Marco La Rosa

…Cosi , ho pensato di intitolare il post che da tempo mi gira per la testa.

E’ come un tarlo, non riesco a levarmelo dalla mente. Nei libri di Mauro Biglino: “ Il Dio Alieno della Bibbia [2011]; Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia [2012] ma soprattutto in “Non c’è creazione nella Bibbia [2012]”, ho condiviso in pieno con l’autore, la “chiave” d’ interpretazione che ricollega indubbiamente il genere umano, ad un operazione di Ingegneria genetica (tecnologia del DNA ricombinante) ante litteram.

Questa nuova “interpretazione” mi fa supporre, come in un’indagine basata su indizi plausibili lasciati qua e là, che l’evoluzione scientifica del neodarwinismo abbia bisogno di un appiglio un po’ fantasioso per completare il mosaico.

Sono perfettamente cosciente che “fantasioso” non può rientrare nei canoni della scienza ufficiale, ma come dice Mauro, “facciamo finta che” questo cordone ombelicale esista. Quindi proviamo a seguirlo, vediamo se può sostenere un filo logico.

Pietro Buffa, biologo molecolare specializzato in Bioinformatica, svolge attività di ricerca in genomica umana. Scrive a proposito del “neodarwinismo” : “Cosa rimane oggi della teoria dell’evoluzione elaborata da Darwin nel 1859? Quali sono le attuali prospettive di ricerca sull’evoluzione della specie?” (Scienza e Conoscenza n. 32 Maggio 2013): … “Continue verifiche ed indagini scientifiche sempre più rigorose, hanno negli anni aiutato il darwinismo classico ad evolversi ed a superare molteplici contrasti che affliggevano specifici punti della famosa teoria.

Il supporto di aree di studio come: la genomica, la biologia molecolare, la bioinformatica, la paleoantropologia, hanno ancora oggi un ruolo determinante nell’arricchire l’evoluzionismo di nuove conoscenze, spingendo gli studiosi del settore verso nuove direzioni . La teoria di Darwin ha quindi lentamente lasciato il posto ad un programma di ricerca multidisciplinare, generalmente noto con il nome di neodarwinismo, con lo scopo di allargare la visione del problema, dargli l’ufficialità che merita e rivestirlo di una ormai necessaria base matematico-predittiva.

… La più comune critica che, ancora oggi, viene fatta alla teoria bio-evoluzionistica è certamente paleontologica, dovuta alla non accuratezza della documentazione fossile a causa di uno scarso ritrovamento dei cosiddetti “anelli mancanti” che completerebbero le linee evolutive delle forme oggi viventi.

Se tutti gli esseri viventi discendono da antenati comuni, come spiegava Darwin, attraverso l’instaurarsi di una successione di cambiamenti graduali volti ad un adattamento ambientale, si dovrebbero trovare milioni di “forme intermedie”, intrappolate negli strati geologici. Ciò non è avvenuto come ci si aspettava e lo stesso Darwin era consapevole di questo punto debole quando, all’interno del suo trattato, scriveva le seguenti parole: “la geologia certamente non ci ha ancora rivelato questa catena graduale ed è questa la più facile ed insieme grave obbiezione che possa farsi alla mia teoria”.

Il darwinismo classico ci ha, infatti, sempre proposto un’evoluzione graduale delle specie viventi (gradualismo filetico), ma questa iniziale visione del processo evolutivo, insieme al vecchio concetto di “anello mancante” che si portava dietro, è stata da anni superata dalla ricerca accademica e sopravvive oggi esclusivamente nel dibattito parascientifico, nella cultura popolare e nelle critiche antievoluzionistiche da parte dei non addetti ai lavori. La documentazione fossile mostra che le specie viventi tendono a conservare le loro caratteristiche quasi inalterate per lunghissimi periodi di tempo (stasi), per poi cambiare improvvisamente, sotto la pressione di opportuni “motori di evoluzione” che operano insieme alla selezione naturale evidenziata da Darwin. I cambiamenti che portano alla formazione di nuove specie sono generalmente rapidi ed incisivi e le forme intermedie destinate ad una vita relativamente breve, per tal motivo, difficilmente ritrovabili nella documentazione fossile.

Molte di queste evidenze fanno ormai parte del neodarwinismo e si contrappongono a quelle originariamente proposte da Darwin, a favore del fatto che l’evoluzione segua un andamento conforme agli equilibri punteggiati, modello sviluppato nel 1972 dai paleontologi Stephen J. Gould e Niles Eldredge.

E’ il passo relativo a questi non ben “definiti” balzi evolutivi, che non riesco a digerire del tutto.

Sarà sicuramente la mia limitata foma-mentis, ma non riesco proprio ad assimilarli.

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