Interpretazioni Bibliche

Due curiosità o meglio due dati di fatto costanti che rilevo nei dialoghi che ho, sia in pubblico che in privato, con chi legittimamente non approva le mie ipotesi bibliche.

1) Prima situazione.

Se affermo che Dio è buono, non succede nulla;

se sostengo che Yahweh era un governatore locale dai metodi tirannici, subito mi si dice che non devo “decontestualizzare” i passi in cui questo suo atteggiamento è evidente.

In sintesi, il Dio “buono” può essere costantemente decontestualizzato; invece Yahweh “non buono” va sempre contestualizzato.

2) Seconda situazione.

I passi che corrispondono alle dottrine (cioè alle varie verità accettate come tali) vengono presi “alla lettera” anche da coloro che mi dicono che la “lettura letterale è da ignoranti”.

Invece per i passi che contrastano palesemente con le verità assodate o che le dottrine di varia natura non sanno o non possono spiegare, mi si dice che “non vanno presi alla lettera” ma devono essere letti in chiave metaforica, allegorica ecc ecc…

In sintesi: è accettato come “letterale” ciò che corrisponde a quanto piace o si deve credere, è invece “metafora o allegoria o verità esoterica riservata a pochi” ciò che non piace e contrasta palesemente con le tesi affermate.

A questo punto mi chiedo: chi può dire che non sia allegorico o metaforico il fatto che il Dio dell’Antico Testamento è buono e ama l’uomo? 😉

Chissa!?

Io intanto continuo a “fare finta” che ‘tutto’ si possa leggere in forma letterale, anche ciò che mi è difficile da capire: cerco di impegnarmi a non cambiare chiave di lettura a seconda del momento e del contesto.

Mi rendo conto che la mia strada è molto più difficile perché non posso inserire significati allegorici o metaforici quando magari potrebbero servire, ma questa strada mi piace tanto e allora proseguo…

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Mauro Biglino

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