Riflessione di Mauro Biglino

Nel giorno in cui la frase più usata è “tempesta perfetta” mi viene in mente la “tempesta di fuoco” che ha distrutto Sodoma, Gomorra ed altre città.

Il racconto del capitolo 19 di Genesi fa chiaramente pensare all’uso di armi distruttive di grandissima potenza, forse nucleari.

Su questo ovviamente si sprecano le discussioni con chiavi di lettura spesso nettamente contrastanti ed inconciliabili.

Ciò che non viene ricordato è che la Bibbia si riferisce alle conseguenze di quella vicenda catastrofica in passi in cui evidenzia con chiarezza aspetti che sono almeno curiosi e di cui non si può non tenere conto.

Premettendo che l’evento può essere ipoteticamente collocato in un periodo compreso tra il 1900 e il 1700 a.C., cito due passi particolarmente significativi.

Nel secondo Libro dei Re (2,19) , si parla di quel territorio e si dice che al tempo di Eliseo (850 a.C., quindi circa 900-1000 anni dopo l’evento) “l’acqua è cattiva e il terreno è sterile”.

Nel libro della Sapienza (10,7), scritto intorno all’epoca di Cristo (cioè circa 1800-1700 anni dopo l’evento) si dice che quel territorio è “ancora una terra desolata, fumante, con alberi che producono frutti immaturi…”.

Altra curiosità.

Nell’Epopea di Erra, opera sumero-accadica, si racconta che Nergal-Erra inviò su quelle città “dal cielo l’arma del terrore” e gli esseri viventi divennero “vapore”.

Nella Bibbia si dice che la moglie di Lot rimase vicino al luogo dell’evento e “divenne una statua di sale”; va detto che il verbo ebraico contiene il significato del “dissolversi” così come il sale si scioglie nell’acqua e il concetto del “dissolversi” si attaglia perfettamente al temine “vapore” che ricorre nel racconto sumero-accadico.

Curioso vero?

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