Recensione “Non c’è Creazione nella Bibbia” da InGenereCinema

Da: http://www.ingenerecinema.com/non-ce-creazione-nella-bibbia-di-mauro-biglino/

Mauro Biglino continua dritto come un treno sul binario della sua ricerca per liberi pensatori: Non c’è creazione nella Bibbia, ancora un altro titolo chiaro ed esplicativo, per racchiudere in una sola frase il senso dell’intero nuovo viaggio di scoperta.

Dopo aver gettato il seme della sua rivoluzione ne Il libro che cambierà per sempre le vostre idee sulla Bibbia [qui la nostra recensione], ed essere entrato nei particolari del rapporto di protezione in cambio di sudditanza che l’Elohim Yahweh strinse con il popolo semita ne Il Dio alieno della Bibbia, Biglino ricomincia il suo viaggio da dove era partito, per indagare sullo stesso principio creatore primordiale da sempre attribuito alla divinità del culto ebraico e cristiano.

In Non c’è creazione nella Bibbia, l’autore, prima di concentrarsi sullo sviluppo della ricerca centrale da cui il volume prende il titolo, riprende le fila di discorsi esemplificati nel primo libro della trilogia e, poi, ben esplicati nel secondo.

Rimane un monito costante il parallelismo che sin dall’inizio Biglino suggerisce, basandosi anche su numerosi altri studi debitamente citati nel testo, tra il popolo semita e quello sumero, e tra gli Elohim e gli Annuna [poi Annunaki]. Parallelismo che si concretizza nelle tante similitudini della mitologia dei due popoli [se di mitologia volessimo parlare], e ancor più nei tanti piccolo-grandi rimandi, nelle descrizioni che i due popoli lasciarono di questi dei-visitatori, e di tutto ciò che gli apparteneva.

Si comincia ancora una volta dalla “gloria di Dio”, quella gloria che Yahweh non può mostrare a Mosè in maniera diretta, ma unicamente facendolo nascondere dietro una roccia, che ne avrebbe arrestato gli effetti mortali, e facendogli sbirciare la parte retrostante. Un “gloria di Dio” che, oltre ad avere una parte anteriore e una posteriore, produce luce e rumore: il kevod degli ebrei e il kavod dei sumeri. E dalle descrizioni di entrambi i popoli prende corpo con certezza una sorta di mezzo volante su cui questi visitatori di mondi si spostavano, mezzi che potevano prendere forma simile a nuvole o a fuoco, ma che nella Bibbia vengono chiaramente descritti come oggetti reali, con una fisicità precisa, un peso.

Molti altri argomenti già affrontati nel volume, probabilmente per permettere a chi non avesse affrontato l’intero suo percorso di ricerca, oltre che per richiamare all’attenzione dei precisi punti utili per arrivare alla chiusa finale, vengono ripresi ed evoluti all’interno di Non c’è creazione nella Bibbia: dalla pseudo-trasmittente chiamata efod, alla reale essenza dei Cherubini, dipinti come particolari entità angeliche dalla cultura religiosa, ma descritti ancora una volta come mezzi meccanici all’interno delle righe originali della Bibbia, mezzi dotati di oblo, cupole e ali, che molto li avvicina agli strani arcaici ritrovamenti ribattezzati come astronauti preistorici, come l’oggetto di Toprakkale, una statuina rappresentante un veicolo monoposto con a bordo una figura umanoide, o ancora a quelli descritti a far da copertura o protezione all’arca dell’Alleanza.

Molto interessante, a questo proposito, è la svolta che la ricerca prende tentando di spiegare le continue richieste d’oro e metalli preziosi che l’Elohim continuava a fare al suo popolo di senza terra, una richiesta che, forse, mirava a creare un insanabile effetto di dipendenza del popolo dal trio che ne era a capo, formato da Yahweh, Mosè e dal fratello di lui, Aronne.

Visioni non fantascientifiche, ma perfettamente possibiliste, provando ad immaginare una terra antica e primitiva visitata da una popolazione assai evoluta che, per scopi assolutamente utilitari, agevolarono l’evoluzione di una nuova razza, probabilmente ibrida, da utilizzare e rendere schiava. L’unico problema, come fa notare l’autore, “nasce nel momento in cui a raccontare [queste cose] è l’Antico Testamento: questo è l’aspetto che lo rende non accettabile a chi non abbia la serenità e il distacco necessari per cogliere la concretezza dei racconti biblici”.

Lentamente Mauro Biglino ci accompagna al nuovo livello di scoperta della sua ricerca: Non c’è creazione nella Bibbia, e l’autore non parla unicamente della creazione dell’uomo, argomento anche questo già affrontato nel volume precedente, fatto “con” l’immagine degli Elohim [a tal proposito Biglino affronta anche la diatriba creata all’interno della stessa Genesi tra il verso 1,26, in cui gli Elohim decidono di fare l’adam a loro immagine” e il 2,7, dove Yahweh usa l’argilla per modellare l’adam e poi gli dona il soffio della vita], ma allarga il discorso al concetto universale di “creazione”.

Attraverso l’analisi di vari stralci in cui il verbo “bara”, tradotto in Genesi con “creare” [dal nulla], Biglino dimostra che il ruolo degli Elohim potrebbe essere stato più che altro migliorativo, evolutivo [molto utile a questo proposito i due capitoli che ragionano sulla creazione del “là-acque”].

Ancora una volta Mauro Biglino riesce nello scopo, assolutamente essenziale, di accendere nell’animo [del credente e del non credente], il dubbio. Ed è solo attraverso questo dubbio che si potrà percorrere in maniera organico la strada che l’autore sta proponendo ai suoi lettori.

Luca Ruocco

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