Elia: il miracolo chimico

Il termine che rappresenta il nome del profeta viene riportato e usato nei vari libri dell’Antico Testamento (1 e 2Re; 1 e 2Cr; Gb; Ml; 1Sam…) con una grafia e con significati variabili:

HSWA [Elia]: “Signore (è) Yah”;

JHSWA, AJHSWA [Eliahu]: “Signore (mio) egli”.

La vita e l’attività di Elia sono sostanzialmente narrate nei due Libri dei Re: operò come profeta di Yahwèh, che come sappiamo era un El, cioè un appartenete alla schiera degli Elohìm; originario di Tishbe di Galaad, svolse la sua missione al tempo del re Acab (IX secolo a.C.).

È considerato uno dei più grandi profeti dell’intera storia del popolo di Israele e l’Antico Testamento gli attribuisce diversi fatti straordinari:

• la moltiplicazione di olio e farina e la resurrezione del figlio della vedova di Sarefta, nei pressi di Sidone (1Re 17,17-24);

• il fuoco di Yahwèh invocato dal profeta che scende dal cielo, per incenerire due missioni di 50 soldati che il re Acazia manda contro di lui, colpevole di aver criticato il suo comportamento (2Re 1,9-15);

• il passaggio di Yahwèh, cui lui assiste sul monte Oreb (Sinai), il monte sul quale “Dio” dimorava al tempo dell’esodo dall’Egitto (1Re 19,9-12);

• l’accensione della pira eretta con legna e pietre infradiciate di acqua, avvenuta a opera del fuoco di Yahwèh sceso dal cielo (1Re 18,38);

Inoltre, nel nostro lavoro precedente117 ci siamo ampiamente occupati dell’episodio narrato nel capitolo 2 del Secondo Libro dei Re e conosciuto come il “rapimento” di Elia: un evento che con terminologia moderna potrebbe essere definito una vera e propria “abduction”, cioè un rapimento a opera di alieni che lo prelevano sul loro carro volante.

Ci limitiamo qui a ribadire che il termine “rapimento” usato normalmente non appare appropriato, perché quanto successo al profeta era conosciuto in anticipo: Elia vi si è avviato consapevolmente ed era accompagnato dai suoi seguaci, che erano a loro volta a conoscenza di quanto stava per avvenire. Il prelevamento sul carro volante era dunque stato debitamente programmato.

Sottolineiamo, per inciso, che questo evento viene indebitamente utilizzato da coloro che affermano che nei Vangeli cristiani è presente la dottrina della reincarnazione. In sintesi, i sostenitori di questa tesi affermano che la dottrina della reincarnazione è presente nei passi evangelici in cui il popolo identifica Giovanni Battista con il profeta Elia tornato nella nuova veste (Mt 11,12-14; 17,10-13). La Bibbia però dice chiaramente che Elia è salito “vivo” sul carro degli Elohìm; vi è salito volontariamente per compiere un viaggio dal quale poi non ha più fatto ritorno: è evidente dunque che “non può reincarnarsi chi non è morto”, e infatti gli ebrei del tempo ne attendevano il ritorno e non la rinascita.

Torniamo ora all’Antico Testamento per dedicare la nostra attenzione a uno degli eventi che abbiamo sopra elencato: il cosiddetto “miracolo del fuoco”, che scopriremo  essere con ogni probabilità un prodigio chimico che ognuno di noi può ripetere, adottando ovviamente le opportune cautele.

Tratto da “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, clicca qui

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