Una scelta con valenza universale?

All’interno della divisione dei popoli effettuata da “colui che sta sopra” [Eliòn], il territorio di Giacobbe è dunque la parte assegnata a quello degli Elohìm che si chiamava Yahwèh.

Il che ci autorizza a pensare che altri territori sono andati a costituire l’eredità di altri Elohìm, come si evince dal capitolo dedicato al monoteismo e alla monolatria.

Per inciso ne ricordiamo nuovamente i nomi: Kemosh per i Moabiti, Milkom per gli Ammoniti, Hadad per gli Aramei, Melqart per i Tirii.

Ora è facile comprendere che una tale assegnazione non autorizza la definizione di popolo eletto intesa come un atto dal valore assoluto: quel popolo è stato scelto da – ma sarebbe meglio dire “assegnato a” – uno degli Elohìm mentre altri popoli sono divenuti eredità di altri Elohìm e dunque sono stati oggetto di altre scelte, cioè di altre “elezioni” all’interno delle quali diviene pretestuoso definire una scala gerarchica.

Se per un attimo riusciamo a liberarci dai condizionamenti di 2000 anni di teologia, da secoli di insegnamento religioso, e osserviamo la situazione con il necessario distacco, comprendiamo bene che questa “scelta” da cui deriva la definizione di “popolo eletto” è figlia di una convinzione monoteistica che è maturata nei secoli fino a fare di Yahwèh il Dio unico.

Questa elaborazione monoteistica è stata condotta prima in ambito ebraico ed è poi stata ulteriormente trasformata, riveduta, ricostruita dalle numerose correnti teologiche del mondo cristiano e islamico. Ma, come si vede nell’apposito capitolo, al tempo della formazione del popolo ebraico il monoteismo non esisteva: Yahwèh non era che uno dei tanti “dèi” possibili.

Da questa prima considerazione possiamo trarre alcune domande:

• Chi può definire una gerarchia di valori nella attribuzione/scelta dei diversi popoli fatta dai vari “dèi”?

• In sostanza, chi può dire che questo Yahwèh del Teman (cioè del Sud: Sinai e Aravà) era superiore a Baal Zafòn (il Signore del Nord, cioè Libano) o ad Ashur o Marduk (gli “dèi” Elohìm/Anunnaki che governavano sui territori assiri e babilonesi)?

• E che dire degli “dèi” che ebbero in assegnazione territori in Estremo oriente o nel continente americano, dei quali ci parlano i relativi popoli?

Ciascuno di loro aveva una “eredità” (regno, zona di influenza e comando) e tutte le cronache antiche (Bibbia compresa) ci raccontano con dovizia di particolari che questi “dèi” non si accontentavano dell’eredità ottenuta, ma erano in lotta continua tra di loro per estendere le loro sfere di dominio.

Ciascuno dei popoli governati era dunque un popolo “eletto” da un qualche “dio”, una divinità (Elohìm/Anunnaki/Neteru/Viracochas/Deva…) che di lui si occupava e che da lui si faceva servire: esistevano quindi tanti “dèi” con i relativi popoli “eletti”.

Tratto dal libro “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, per maggiori informazioni clicca qui

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