Zaccaria

Zaccaria è inserito nel novero dei cosiddetti “Profeti minori”, una definizione motivata esclusivamente dalle dimensioni dei testi che a loro sono attribuiti: non si tratta quindi di una valutazione di ordine qualitativo.

D’altra parte non potrebbe esserlo, perché una lettura attenta e comparata dei Vangeli attesta che il profeta Gesù ha condotto gran parte della sua predicazione proprio sulle dottrine di questi suoi predecessori che sono da lui citati abbondantemente.

Zaccaria – il cui nome significa “Yahweh si è ricordato” – appartiene, con Aggeo e Malachia, al gruppo di profeti dell’epoca persiana: la sua attività in effetti si svolge alla fine del VI secolo a.C.

Nel libro a lui attribuito, il profeta racconta in prima persona le “visioni” che ha avuto e che possiamo così sintetizzare:

• l’essere sul cavallo baio, di cui abbiamo parlato nel capitolo dedicato ai malakhìm (Zc 1,7-17);

• quattro corna e quattro fabbri (artigiani) (Zc 2,1-4);

• un uomo con una cordicella per misurare la città di Gerusalemme (Zc 2,5-17);

• purificazione del sacerdote e promessa a Zorobabele circa la ricostruzione del Tempio (Zc 3,1-10 e 4,6b-10);

• il candelabro con i due ulivi (Zc 4,1-6 e 10b-14);

• la meghillàh (rotolo) e l’efàh volanti (Zc 5,1-11);

• quattro carri volanti tra due montagne di rame (Zc 6,1-15).

Prenderemo in considerazione gli ultimi due blocchi, perché sono particolarmente significativi in relazione a quanto stiamo esaminando. Possiamo innanzitutto escludere che quanto leggeremo sia frutto di un sogno, di una visione onirica o qualcosa di simile perché il profeta poco prima (Zc 4,1) precisa: «Tornò il malàkh parlante con me e svegliò me come uomo che viene svegliato dal sonno suo».

Con questa precisazione – che ci assicura che il profeta era sicuramente ben sveglio! – andiamo a esaminare Zaccaria 5,1-11.

Tratto da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” di Mauro Biglino, lo trovi QUI.

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