La formazione della Bibbia

La nascita di un “libro di storia” come la Bibbia non è stata il prodotto di un evento rapido e singolare, l’esito di un’ispirazione univoca, bensì il frutto di una lunga evoluzione protrattasi nei secoli.

Alla base dei primi cinque libri – Pentateuco per i Cristiani, Toràh per gli Ebrei – ci sono ad esempio varie tradizioni o fonti:

• jahwista, la cui composizione risale al X secolo a.C.;

• elohista, redatta intorno ai secoli IX e VIII a.C.;

• deuteronimista, composta nella seconda metà del VII secolo e rielaborata alla fine del secolo seguente;

• sacerdotale, composta tra il 550 e il 500 a.C.

Per inciso diciamo che la versione sumera dell’Epica della Creazione – da cui la Bibbia ha tratto non pochi spunti – è stata scritta probabilmente intorno al 3000 a.C.

Circolavano in origine racconti su argomenti specifici come le vite dei patriarchi, le storie di schiavitù e liberazione, il nomadismo nel deserto…; i primi documenti scritti furono redatti forse tra il XII e l’XI secolo a.C.

La redazione biblica primitiva usava la cosiddetta “scrittura continua” che prevedeva le sole consonanti scritte senza

spaziatura tra le singole parole.

L’inserimento dei segni vocalici avvenne dopo un lungo periodo di gestazione e un altrettanto lungo lavoro effettuato dai masoreti di varie scuole: un impegno che è terminato sostanzialmente solo nel X secolo dopo Cristo.

La divisione in capitoli fu introdotta intorno al XIII secolo d.C. e solo a partire dal 1528 si iniziò a numerare i versetti.

Dunque si tratta di un’opera che ha conosciuto tempi lunghissimi nel corso dei quali è stata narrata, tramandata oralmente in parti separate, scritta, vista, rivista, smarrita, ritrovata, riscritta, riletta e poi, in un qualche modo, resa “intoccabile” con l’apposizione dei segni vocalici che ne hanno fissato in via definitiva i significati.

Ci scusiamo con gli specialisti per l’estrema sintesi, ma il presente libro ha finalità ampiamente divulgative e dunque non prevede l’analisi approfondita dell’intera storia che ha portato alla versione del Codice di Leningrado, la più antica universalmente accettata e che costituisce il nostro testo di riferimento.

Tratto dal libro “Il Dio Alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, lo trovi QUI.

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