La Genesi pare confermare le origini aliene dell’uomo

Una sorpresa maggiore attende il traduttore letterale: il racconto della “formazione” dell’uomo.

Non a caso si è usato il termine “formazione”: di questo si tratta infatti, e non di “creazione”.

I versetti specifici confermano i racconti che Sitchin attribuisce ai Sumeri e ne rappresentano una sintesi mirabile.

Come abbiamo spiegato analiticamente nel testo precedente, i prefissi usati, i termini che indicano “immagine e

somiglianza”, contrariamente alle interpretazioni tradizionali, ci raccontano che noi siamo stati “formati” utilizzando

quel “quid di materiale che conteneva l’immagine degli Elohìm” e che “è stato tagliato fuori dagli Elohìm stessi”.

Ora tutti noi sappiamo bene “che cosa contiene la nostra immagine” (impronta) e sappiamo anche che può essere “tagliato fuori” (per essere reimpiantato): il DNA.

Questo ci raccontano gli autori biblici utilizzando, con grande chiarezza, gli strumenti concettuali e linguistici di cui disponevano per narrare un simile evento assolutamente straordinario: questo ci racconta la traduzione letterale!

La teologia tradizionale reinterpreta questo racconto in chiave religiosa e allo stesso modo si comporta con il secondo racconto della creazione dell’uomo in cui pare che Dio abbia usato dell’argilla: i due passi biblici vengono letti in chiave allegorico-spiritualista ma noi vedremo più avanti, in apposito capitolo, che i due racconti sono potenzialmente caratterizzati da una concretezza e da una coerenza che annullano queste differenze solo apparenti.

Tratto da “Il Dio Alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, lo trovi QUI.

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