Mosè parla di Yahwèh

Il libro del Deuteronomio è conosciuto nel canone ebraico con il titolo più appropriato di [Devarìm] “Parole”, e in effetti contiene una serie di omelie attribuite a Mosè nelle quali si celebra l’importanza delle leggi, la passione per la scelta dell’alleanza con l’Elohìm e la gioia per il dono della Terra promessa.

L’intera struttura del libro riprende i modelli dei trattati di alleanza stipulati tra i signori e i loro vassalli: rimarca i presupposti storici che giustificano il patto, elenca l’insieme dei doveri che ne costituiscono il contenuto e infine ricorda le conseguenze positive o negative derivanti dal rispetto o meno delle norme in esso previste.

Nei suoi discorsi Mosè richiama più volte l’Elohìm con una rappresentazione che non ci pare di poter definire propriamente “monoteistica”.

Vediamone alcuni:

Dt 7,17

L’ordine di servire in via esclusiva questo Elohìm viene ripetuto e Mosè ricorda che Israele dovrà “sterminare tutti i popoli che Yahwèh mette nelle sue mani… e non dovrà servire i loro Elohìm”.

Abbiamo quindi un “Dio” che se per caso fosse quello unico e universale sarebbe portatore di una visione quanto meno preoccupante del suo rapporto con l’umanità: sceglie un popolo e poi lo obbliga a sterminare tutti gli altri nel momento in cui sono di ostacolo al raggiungimento dei suoi obiettivi.

Ma fortunatamente sappiamo che non è così: stiamo infatti scoprendo che si trattava di un piccolo signore locale.

La sua piccolezza e la sua debolezza erano tali da spingerlo a impartire ordini feroci e disumani, come ora vedremo: la necessità di conservare il potere prevaleva su ogni altra considerazione.

Dt 13,7 e segg.

Mosè descrive alcune situazioni ipotetiche, fornendo le indicazioni di comportamento qualora si verificassero:

• nei versetti 7-12:

Se tuo fratello, tuo figlio, tua figlia, la moglie, l’amico ti incita in segreto dicendo “Andiamo a servire altri dèi tra le divinità dei popoli circostanti” […] tu non gli darai ascolto […] non lo risparmierai […] tu dovrai ucciderlo […] la tua mano sarà la prima contro di lui per metterlo a morte […] tutto Israele sentirà, avrà paura e non commetterà più un’azione malvagia come questa;

• nei versetti 13-17:

Se senti che in una città […] sono usciti uomini malvagi che hanno sedotto gli abitanti dicendo “Andiamo a servire altri dèi” […] tu indagherai, esaminerai, interrogherai con attenzione […] e se la cosa è certa […] devi passare gli abitanti di quella città a fil di spada […] anche il suo bestiame […] brucerai la città tutta intera…

Fino a tale punto arrivava dunque la paura di questo Elohìm di venire abbandonato dai suoi fedeli! La fedeltà doveva essere mantenuta a ogni costo, anche con il massacro dei familiari, con lo sterminio degli abitanti di intere città e con il terrore che ne sarebbe conseguito. Non possiamo non riconoscere che il pericolo del tradimento era assolutamente reale e il comportamento di questo Elohìm rispecchia gli atteggiamenti e le scelte dei despoti di sempre.

Tratto da “Il Dio Alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, puoi trovarlo scontato QUI.

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