Intervista a Mauro Biglino

Aspettando di vederlo questa domenica a Fucecchio vi riportiamo un’intervista pubblicata la scorsa settimana sul sito Sentinel a cura di: Monica Vinci in collaborazione con Gerardo Soncini (Sentinel Italia)

Da: Sentinelitalia.org

M.V.) Come mai uno studioso dell’ebraico antico, che ha tradotto 23 libri dell’Antico Testamento, direttamente dalla Bibbia Ebraica, redatta sulla base del Codice Masoretico di Leningrado, viene invitato a parlare in conferenze organizzate da “Ufologi”?

M.B.) Questa ij effetti è divenuta ormai la normalità; la spiegazione si trova nel fatto che la chiave di lettura biblica da me presentata rileva la coincidenza tra gli Elohim e gli alieni. Come evidenzio nei libri, secondo la Bibbia sarebbero stati proprio loro a farci “a loro somiglianza” utilizzando il loro DNA alieno e quello ominide. Le mie traduzioni confermano insomma la presenza nel passato di culture aliene che sono intevenute sul nostro pianeta: i loro mezzi volanti, la divisione del territorio.

M.V.) Per chiarire ai non addetti ai lavori termini tipo “Codice Masoretico di Leningrado”: quando, e da chi è stato scritto l’Antico Testamento? In che lingua, e quale è la versione più antica giunta fino a noi?

M.B.) Il codice di Leningrado è il codice biblico più antico universalmente riconosciuto e accettato; quello da cui sono tratte le Bibbie che tutti noi abbiamo in casa. L’Antico Testamento è stato scritto in ebraico da un numero sconosciuto di autori che hanno lavorato nel corso di numerosi secoli: dal X a.C. fino al IXd.C. Le versioni più antiche risultano ora essere quelle dei rotoli di Qumran risaletni al II sec. a.C.

M.V.) Leggo sulla WikiPedia: le teorie di Zecharia Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi Sumeri, sono considerate pseudoscienza dalla comunità accademica…

Cosa risponderebbe a qualcuno che affermasse la stessa cosa dei due libri di traduzione dei testi Biblici pubblicati da Mauro Biglino?

M.B.) Risponderei che i miei libri sono basati sulla traduzione letterale del testo curato dai masoreti (custodi della tradizione) ebrei. Non a caso pubblico nei libri i versetti ebraici e la loro traduzione letterale: voglio che tutti abbiano la possiblità di controllare o fare controllare su cosa baso le mie analisi e le chiavi di lettura che presento.

M.V.) Lei ha svelato gli Elohim della Bibbia; prima abbiamo citato Sitchin, che ha scritto diversi libri sugli “dei” Annunaki dei Sumeri, sappiamo dei Vimana nei testi sacri dell’Induismo…

Stanno emergendo altri indizi, oltre a queste tracce “letterarie”, che spingono ad affermare che la Storia delle Antiche Civiltà, se non completamente riscritta, andrebbe almeno estesa?

M.B.) Direi che di indizi sia testuali che grafici è stracolma l’intera storia dell’umanità di tutti i continenti del pianeta. Sarebbe sufficiente non chiudere gli occhi di fronte a tanta abbondanza di testimonianze e cominciare ad analizzarle con mente aperta e serena, senza pregiudiziali accademiche. Ma sono certo che nei prossimi decenni la storia verrà riscritta perché ormai la conoscenza e le evidenze che in vari ambiti si stanno diffondendo non sono più controllabili e diverranno presto di dominio pubblico.

M.V.) Attorno a che epoca si perdono le tracce della presenza di “dei alieni” sul pianeta Terra?

M.B.) Non ho dati biblici precisi ma invito tuti controllare ciò che lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio scrive nel sul libo Guerra giudaica, Libro VI versetti 296-300:

296 Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede; 297 e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono.

298 Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, 299 i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: “Da questo luogo noi ce ne andiamo”.

Non possiamo certo accusare Giusepe Flavio di avere avuto fantasie o intenti ufologici!!!

M.V.) Secondo lei, quando parla del “Padre nostro che è nei cieli, ” Gesù di Nazareth, si riferisce allo stesso Dio che gli Ebrei identificano con il nome Yaweh che ha guidato Abramo e Mosè?

M.B.) Penso che egli si riferisse all’idea che di Dio era diffusa nel pensiero giudaico in quel preciso momento storico. Il sacerdozio gerosolimitano era risultato vincitore nella secolare contesa per il controllo delle “verità” religiose in cui erano coinvolti vari gruppi, dagli esseni ai gruppi profetici, ed aveva imposto la sua visione spiritualista e monoteistica della figura di Dio.

Questo Dio era sempre e comunque il Dio dell’alleanza, un Dio nazionale dunque; un Dio che aveva un rapporto privilegiato con il popolo ebraico cui avrebbe mandato il messia liberatore che in quel periodo storico era atteso come imminente.

Una lettura attenta del Nuovo Testamento e delle fonti extrabibliche consente di ipotizzare che Gesù ritenesse di essere ‘quel’ messia e dunque la sua visione di Dio era, a mio parere, lontanissima da quella che poi il cristianesimo paolino ha imposto e che ha rappresentato la base per le elaborazioni teologiche successive influenzate anche dal neoplatonismo. Egli si rivolgeva dunque la Dio di Abramo che era il Dio delle promesse riservate al popolo di Israele. D’altra parte il Padre Nostro è una sorta di collage di singole invocazioni che gli ebrei rivolgevano al loro Dio nel corso della giornata.

Un ringraziamento speciale a Mauro Biglino per il tempo dedicatoci.

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