Il Patto

È utile e interessante ricordare che l’espressione “Antico Testamento” indica un Patto, quello antico appunto, un accordo tra un Elohìm che ha fatto una proposta e un popolo che l’ha accettata.

Ciò che non viene mai sufficientemente messo in evidenza è che questa proposta poteva anche non essere sottoscritta, il popolo non aveva alcun obbligo di farlo: gli impegni sono nati solamente dopo averla accettata.

Insomma, non c’era negli ebrei l’idea che Dio fosse un’entità trascendente e unica e che il rapporto con lui fosse quindi ineluttabile. Tutta la storia di Israele è costellata di tradimenti, di abbandoni, di culti dedicati ad altre divinità chiamate anch’esse Elohìm, tutte reali, tutte presenti come l’Elohìm che guidava Israele e con il quale era stato contratto questo accordo di alleanza: gli Ebrei servivano lui e lui li avrebbe aiutati a conquistare una terra e a divenire una nazione.

Lo stesso Elohìm si definisce ripetutamente geloso, ma noi ci domandiamo: come si può essere gelosi se non esistono rivali nel rapporto?

Il patto prevede uno scambio, un dare/ricevere che coinvolge esclusivamente i due contraenti e il tutto a scapito dei popoli che non erano compresi in questa alleanza, molto concreta e molto umana.

Il patto prevedeva l’esclusione degli estranei, finanche il loro totale annientamento quando questo era necessario per il conseguimento degli obiettivi condivisi dall’Elohìm e dagli Israeliti: conquistare e gestire il potere su un territorio.

Dopo aver terminato la prima parte della conquista della terra di Canaan, è lo stesso Giosuè che chiede al popolo di scegliere liberamente se continuare a servire l’Elohìm che li aveva guidati fino a quel momento o se seguire altri Elohìm, tutti presenti, reali, concreti e possibili destinatari di culto e servizio.

Solo dopo che il popolo conferma la sua intenzione di seguire l’Elohìm che si faceva chiamare Yahweh il patto viene riconfermato e gli impegni devono essere mantenuti per evitare conseguenze severissime.

La scelta era nuovamente e veramente libera: non ci sono dubbi o necessità di interpretazioni nel testo che racconta l’episodio.

Il tutto è narrato con grande chiarezza nel passo del libro di Giosuè contenuto nel capitolo 24 ai versetti 14-25.

Un racconto estremamente significativo e poco conosciuto, che indica come la concretezza materiale di quanto avveniva fosse ben diversa dalla visione con cui si interpreta tradizionalmente la storia di Israele e del suo rapporto con Dio.

Tratto da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” di Mauro Biglino, Infinito Editori, lo trovi scontato QUI.