La peste su Israele

Un terzo intervento richiesto a questo “angelo sterminatore” si trova nel secondo libro di Samuele dove, al capitolo 24, si descrive un censimento ordinato dal re Davide.

Il censimento era però un atto contrario al volere dell’Elohìm, che colpisce quindi il popolo con la peste.

Dice il testo – con quella precisione “giornalistica” che già abbiamo altrove rilevato – che era il tempo della mietitura dell’orzo (2Sam 24,15) e che morirono 70.000 uomini nel territorio compreso tra Dan e Bersabea. Poi l’angelo stende la sua mano verso Gerusalemme per devastarla (24,16), ma Yahweh prova pietà per il popolo e ordina all’angelo (malàkh) di porre fine alla sua opera.

Il fatto per noi importante è che fino a questo punto potremmo pensare che il racconto altro non sia che una rappresentazione figurata della volontà di Dio, una sorta di “personificazione del suo volere”, ma il versetto 16 contiene una precisazione che stupisce:

haiàh Yahweh malàkh-u: era Yahweh di-messaggero-e

jebusì-ha Arawnàh-ha gorèn-im: Gebuseo-il Araunàh di-aia-presso

All’improvviso, quindi, un racconto che potrebbe essere letto come una rappresentazione simbolica diventa concreto, viene localizzato addirittura in un luogo assolutamente comune, privo di qualsiasi valore: l’angelo si trova in un’aia!

Si sa anche che questa aia si trovava sul monte Moriah, sovrastante l’antico insediamento gebuseo che si sarebbe poi sviluppato divenendo la città di Gerusalemme, capitale del regno di Davide.

Infatti il racconto prosegue dicendo che Davide “vide” il malàkh nell’atto di colpire il popolo e chiese a “dio” di risparmiarlo, in quanto non aveva colpa del censimento: lui e la sua famiglia, infatti, erano gli unici colpevoli.

Il re di Israele riceve allora l’ordine di erigere un altare proprio in quell’aia! E la storicità del racconto prosegue nel descrivere Davide che sale sul monte Moriah accompagnato dai cortigiani; Araunàh, il proprietario del terreno, «si affaccia» (24,20), vede arrivare il corteo e gli esce incontro.

Davide acquista il terreno con le bestie per 50 sicli d’argento e fa costruire l’altare come gli era stato ordinato.

E il flagello cessa…

La vicenda è anche narrata nel primo libro delle Cronache, che la arricchisce addirittura di alcuni particolari (1Cr 21,7 e segg.): il malàkh stava ritto presso l’aia di Araunàh il gebuseo; Davide «alza gli occhi» e lo vede ritto «stante tra terra e cielo»; quando Davide sale da Araunàh, questi stava «battendo il grano» e vede lui e anche il malàkh; i figli di Araunàh, atterriti, si nascondono mentre il contadino si avvicina a Davide…

L’ultimo versetto del capitolo 21 dice anche che, dopo questi eventi, Davide desiderava andare a consultare Yahweh nella sua dimora sull’altura di Gabaon, ma non osava recarvisi perché era ancora terrorizzato dalla vista del malàkh!

Tratto da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia”, clicca qua.

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