Elia

La vita e l’attività di Elia sono narrate nei due libri dei Re (1Re 17,1 e 2Re 2,25).

Il suo nome Eliyahu significava “El mio Yahweh”, cioè “il mio dio è Yahweh” e in effetti operò come profeta di questo Elohìm.

Egli è considerato uno dei più grandi profeti dell’intero Antico Testamento: originario di Tiscbe di Galaad, svolse la sua missione al tempo del re Acab (IX secolo a.C.).

Di lui si ricorda la sfida vittoriosa lanciata contro sacerdoti/profeti del dio Baal sul monte Carmelo, e precisamente a el-Murahqàh, all’estremo Sud-Est dell’omonima catena montagnosa: i 450 profeti sconfitti da Elia vengono uccisi nei pressi del torrente Qison.

Gli sono inoltre stati attribuiti alcuni fatti straordinari:

• la moltiplicazione dell’olio e della farina e la resurrezione del figlio della vedova di Sarefta, nei pressi di Sidone (1Re 17,17-24);

• l’accensione della pira eretta con legna infradiciata di acqua, avvenuta a opera del fuoco di Yahweh sceso dal cielo (1Re 18,38);

• è ancora il fuoco di Yahweh invocato dal profeta a scendere dal cielo per incenerire due missioni di 50 soldati

che il re Acazia manda contro di lui, colpevole di aver criticato il suo comportamento (2Re 1,9-15);

• mentre si trova in una grotta sul monte Oreb – il monte su cui “dio” dimorava al tempo dell’esodo dall’Egitto – assiste all’arrivo di Yahweh (1Re 19,9-12), che gli ordina di stare sul monte mentre gli passa davanti. L’arrivo (atterraggio?) è accompagnato da tutti i fenomeni usuali e che già conosciamo bene: vento forte, tremore della terra, fuoco e infine una brezza leggera.

Tratto da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” di Mauro Biglino, pubblicazione di Infinito Editori.

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