Esodo: una storia vera?

Riporto una informazine moto curiosa derivante dal diario del generale inglese Alexander Tulloch e pubblicata dal quotidiano Repubblica

Questo militare britannico, morto nel 1864, era di stanza in Egitto, nella zona ad ovest del Lago Tanis ed ha registrato nel suo diario un evento straordinario: dopo una notte di forte vento proveniente da est, il lago che nutriva un grande canneto si è prosciugato ed è rimasto asciutto per alcune ore. Questo evento ricalca esattamente ciò che ci racconta il libro dell’Esodo quando ci dice che un forte vento proveniente da est prosciugò le acque dello YAM SUF (mare di canne, canneto e NON Mar Rosso) consentendo agli Ebrei di attraversare sull’asciutto. Cessato l’effetto del vento le acque sono tornate ed hanno travolto gli Egizi che li inseguivano con carri e cavalli (Es 14,21-29).

Ma Alexander Tulloch e gli Ebrei non sono gli unici a raccontarci questo prosciugamento rapido della zona dei canneti che si trova ad est del delta del Nilo; ne abbiamo una versione anche da parte di coloro che non ci aspetteremmo mai: gli Egizi.

Nel museo di Ishmajljia si trova una stele studiata dal Prof. Hoffmeier e  conosciuta come l’Iscrizione di El-Arish: in essa gli Egizi narrano una storia che ricalca il racconto dell’Esodo.

Un popolo che serviva un dio straniero ed avversario degli dèi egizi (sappiamo bene che gli dèi/Elohim/Neteru/Anunnaki erano in molti a dividersi i territori del medio oriente) uscì dall’Egitto guidato da un non meglio identificato Principe del Deserto (il Mosè biblico?) e si accampò in una località chiamata Pi-Karroti.

L’Esodo ci racconta che Mosè, uscito dall’Egittto, fece accampare il popolo in una località chiamata Pi-Hachirròt (Es14,2): possiamo dire che parlano dello stesso luogo e dello stesso evento?

I geroglifici egizi proseguono il racconto dicendo che, ripartito da Pi-Karroti, quel popolo proseguì il viaggio nel corso del quale “una grande massa di acque venne tagliata in due”, esattamente come l’Esodo ci racconta che dopo la partenza da Pi-Hachirròt, la massa di acque dello YAM SUF venne divisa in due: anche qui parlano evidentemente dello stesso evento, con ogni probabilità lo stesso tipo di fenomeno descritto anche da Alexander Tulloch.

Va rimarcato che ogni volta che la Bibbia parla di quella distesa di acque (Geremia 49,21; I Libro dei Re 9,26 e Esodo 13,18 e 23,3) le definisce sempre YAM SUF, cioè mare di canne, canneto’, e MAI le identifica col Mar Rosso come invece sempre si traduce erroneamente.

Questo attraversamento presentato come miracoloso dalla tradizione sacerdotale fu dunque la conseguenza di un evento naturale ben conosciuto da Mosè e dal suo Elohim che lo utilizzarono per compiere la piccola/grande impresa di sfuggire all’inseguimento degli Egizi.

L’Elohim viaggiava sul suo kevòd che produceva una nebbia e una qualche forma di energia luminosa attraverso la quale l’Elohim osservava gli eventi  e indicava la via al suo popolo (Es 13,21; 14,24; 16,10).

Ebrei, Egizi e Tulloch paiono dunque confermare che questo racconto biblico, considerato spesso allegorico, molto probabilmente fu in realtà un fatto storico.

I commenti sono chiusi.